Il racconto dei testimoni sul tragico incidente sullo snowboard: «L'ho visto sparire nel nulla, inghiottito da una fessura larga qualche metro. Quando mi sono affacciato sul crepaccio chiamando, lui mi ha risposto. Ma è stato l'inizio della tragedia»
Filippo Geroldi e Federico MagaSTRADELLA. La partenza all'alba per trascorrere una giornata sulla neve, in alta quota e godersi uno dei più bei impianti di sci estivo. Almeno fino a quando uno dei tre è scomparso nel crepaccio a pochi metri dalla pista di Cervinia.
Questo, in sintesi, il diario di una giornata maledetta, raccontato da chi ha vissuto la tragedia in diretta: Federico Maga e Filippo Geroldi. I due giovani compagni di avventura di Fabio Paravella. Sono arrivati a Stradella ieri verso l'ora di pranzo, esattamente ventiquattro ore dopo l'incidente che è costato la vita a Fabio. I visi ancora stravolti da un'esperienza troppo dura. Sull'auto anche la borsa e gli affetti personali del loro amico, da consegnare alla famiglia: un'altra durissima prova di vita.
«Eravamo partiti all'alba - raccontano - arrivati a Cervinia abbiamo raggiunto il Plateau Rosà e sciato sul versante svizzero: noi due con gli sci e Fabio con lo snowboard. Verso le 11, pausa spuntino in un rifugio e un po' di riposo al sole d'alta quota dove abbiamo scattato alcune foto, le ultime per Fabio. A mezzogiorno abbiamo ripreso a sciare insieme: siamo saliti sul Piccolo Cervino, una discesa e poi volevamo farne un'altra ma, visto che alle 13 gli impianti chiudono, ci siamo avviati per raggiungere il versante italiano attraverso un'ampia pista che scende attraverso un canalone e poi risale per un breve tratto fino ad arrivare al Plateau Rosa. Fabio era davanti a tutti, Filippo seguiva a poca distanza e Federico era rimasto un po' indietro. A lato, la pista aveva delle delimitazioni interrotte per un tratto di una decina di metri. Un'interruzione che ha tratto in inganno Fabio e che gli è stata fatale».
«L'ho visto sparire nel nulla, inghiottito da una fessura larga qualche metro e profonda circa venti - prosegue a raccontare Federico - quando mi sono affacciato sul crepaccio chiamando, lui mi ha risposto. Ma è stato l'inizio della tragedia. Subito si sono fermati altri sciatori ma nessuno ha potuto far nulla per salvarlo».
«Ero più avanti e sono stato avvertito da una ragazza che chiamava il mio nome - aggiunge Filippo - mi hanno portato sul luogo della tragedia con una motoslitta. Poi ci hanno trasferiti a Zermatt: abbiamo sperato fino all'ultimo per la sorte di Fabio ma alle 15, quando è arrivato l'elicottero che lo trasportava, abbiamo capito». Fonte Provincia Pavese.
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