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domenica 22 agosto 2010

Minori: Save The Children, quasi mille vittime tratta e sfruttamento in Italia

Roma, 22 ago. - (Adnkronos) - Sono almeno 50.000 le vittime di tratta e sfruttamento in Italia che hanno ricevuto protezione, assistenza e aiuto fra il 2000 e il 2008. Nello stesso intervallo di tempo risultano 986 i minori di 18 anni vittime di tratta e grave sfruttamento inseriti in programmi di protezione. E' quanto emerge dal dossier "Le nuove schiavitu'" sulla tratta e sfruttamento di minori, redatto da Save the Children in occasione della Giornata in Ricordo della Schiavitu' e della sua Abolizione, che si celebra domani.Fonte Adnkronos.

sabato 21 agosto 2010

Svezia, annullato il mandato di cattura contro il fondatore di Wikileaks

Assange aveva a suo carico due capi di imputazione: stupro e molestie. L'australiano aveva subito negato tutto: "Perché queste accuse vengono fuori solo ora? E' tutto falso". E da Stoccolma la procura gli dà ragione: "Cancellate le imputazioni a suo carico"

STOCCOLMA - La procura svedese ha emesso e poche ore dopo annullato un mandato di cattura per stupro e molestie nei confronti del fondatore del sito Wikileaks, Julian Assange. Il direttore delle comunicazioni della procura svedese, Karin Rosander, aveva confermato nel primo pomeriggio il mandato di cattura emesso nei confronti di Assange: "Possiamo confermare che è ricercato", ha detto Rosander, spiegando che il mandato era partito la scorsa notte. Ma a metà pomeriggio il provvedimento è stato annullato dalla stessa procura.

"Sulla base delle attuali informazioni non vi sono più le basi per sospettare che abbia commesso uno stupro" ha dichiarato un'altra portavoce della procura, Eva Finne senza fare riferimento alle altre accuse, di molestie sessuali, che erano state mosse contro il fondatore di Wikileaks nel mandato d'arresto. Assange pertanto, ha concluso la procura, "non è più sospettato di stupro e molestie. Tutte le accuse a suo carico sono state cancellate" e il fondatore di Wikileaks "non è più ricercato".

Il trentanovenne australiano guida il sito di informazioni segrete finito nell'occhio del ciclone per la recente pubblicazione di 77mila documenti riservati del Pentagono sulla guerra in Afghanistan e proprio la settimana scorsa dalla Svezia aveva detto di essere pronto a pubblicare altri 15 mila documenti top secret.

Assange aveva subito smentito le accuse, lasciando trapelare l'idea di una sorta di "punizione" per la sua attività pubblicistica. In una mail spedita al quotidiano svedese Dagens Nyheter da una località sconosciuta, il fondatore di Wikileaks ha scritto:  "Perchè queste accuse emergano proprio ora è una domanda interessante, non sono stato contattato dalla polizia, queste accuse sono false".Fonte Repubblica.

"Attivata la prima centrale nucleare" La sfida dell'Iran spaventa il mondo

Iran, al via a Bushehr primo reattore nucleare

Cominciate le operazioni di caricamento del combustibile nella centrale

TEHERAN - Le operazioni di caricamento del combustibile nel reattore della centrale nucleare iraniana di Bushehr sono iniziati questa mattina. Lo annuncia l'agenzia atomica iraniana.
"L'operazione di trasferimento del combustibile nucleare verso il reattore è stata realizzata il 21 agosto in presenza del vicepresidente (iraniano) Akbar Salehi, capo dell'agenzia nucleare (Oiea) e di Serghiei Kiriyenko", capo dell'agenzia atomica russa, Rosatom, che ha diretto la costruzione della centrale iraniana. Secondo il portavoce del programma nucleare di Teheran, Ali Sharzadian, il caricamento di 163 barre di combustibile nel cuore del reattore, sotto la supervisione dell'Agenzia per l'energia nucleare dell'Onu (Aiea), durerà circa due settimane per essere completato, prevedono i tecnici, il 5 settembre. Poi occorreranno circa due mesi prima che il reattore raggiunga il 50% della sua capacità, prevista in circa 1.000 megawatt, e possa essere allacciato alla rete elettrica.
MOSCA: GARANZIA SULLA NON PROLIFERAZIONE - Non "una parte di qualche gioco" ma un "progetto pilota", che costituisce una "garanzia aggiuntiva" dell'assenza di rischi di proliferazione nucleare e che potrebbe preludere a una "ulteriore cooperazione" con Teheran: lo ha ribadito il viceministro degli esteri russo, Serghiei Riabkov, ha commentato con l'agenzia Itar-Tass l'avvio, dopo oltre 35 anni, della prima centrale nucleare iraniana di Bushehr.
"Non abbiamo mai considerato la centrale nucleare di Bushehr come parte di un gioco. Abbiamo gestito piuttosto una complicata missione tecnica", ha sottolineato Riabkov, ricordando che gli specialisti russi hanno dovuto "rimodellare" l'iniziale progetto cominciato dalla tedesca Siemens. Mosca, ha proseguito, "vede Bushehr non solo come un incentivo per lo sviluppo tradizionale delle relazioni di vicinato, ma anche come un esempio per risolvere gli obiettivi di non proliferazione sulla base del principio che 'tutti vincono'".
"La formula della fornitura di carburante alla centrale di Bushehr, del suo ritorno alla Russia sotto la supervisione dell'Aiea - ha detto -, si aggiungono all'assicurazione che l'Iran desidera sviluppare una cooperazione seria nel settore dell'energia atomica ed essere aperto all'Aiea". Il progetto, ha osservato, "dimostra chiaramente all'Iran quali benefici può ottenere dalla cooperazione con la Russia e altri partner internazionali nel settore dell'energia atomica nel caso risponda a tutte le domande sulla natura esclusivamente pacifica del suo programma nucleare". "Questo è un progetto pilota, e la cooperazione può continuare", ha concluso, ricordando che "le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu non proibiscono la cooperazione nella costruzione di altri reattori ad acqua leggera, che hanno rischi minimi di proliferazione nucleare".
SALEHI: E' UN GIORNO MEMORABILE - "Un giorno memorabile": così Ali Salehi, il capo dell'agenzia nucleare iraniana, ha salutato oggi l'avvio, dopo oltre 35 anni, della prima centrale nucleare iraniana, a Bushehr, sul Golfo persico. Lo riferisce l'agenzia ufficiale iraniana Irna nella sua versione online. Parlando con i giornalisti a margine della cerimonia che ha dato il via alle operazioni di caricamento del combustibile nel reattore, Salehi ha ringraziato la Russia per aver costruito la centrale. Mosca "ha indubbiamente aiutato l'Iran a entrare nella sfera delle attività della tecnologia nucleare", ha dichiarato il capo del programma nucleare iraniano, programma sospettato di avere finalità belliche e per il quale la Repubblica islamica è sottoposta a sanzioni. La televisione di stato iraniana ha mostrato immagini della cerimonia, con Salehi e il portavoce dell'ente atomico russo, Serghei Novikov, intenti ad osservare una barra di uranio arricchito che veniva calata dall'alto per essere inserita nel reattore. "Abbiamo dato inizio alla prima fase dell'avvio", ha detto Novikov.
AHMADINEJAD: RISPOSTA PLANETARIA SE ATTACCATI - Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ha promesso una "risposta su scala planetaria" ad un eventuale attacco contro il suo Paese per fermarne il programma nucleare. Ahmadinejad lo ha detto in un'intervista al quotidiano del Qatar Al Sharq pubblicata nel giorno in cui inizia l'avvio del reattore della centrale nucleare di Bushehr. "Le nostre opzioni non avranno limiti...riguarderanno il pianeta intero", ha detto il presidente iraniano.Fonte Ansa.

Iceberg alla deriva, è più grande dell'Elba. Si è staccato dalla costa NordOvest della Groenlandia.

Un enorme blocco di ghiaccio, più grande dell’isola d’Elba, si è staccato da un ghiacciaio della costa nord occidentale della Groenlandia e si sta spostando verso sud. Lo ha annunciato un pool di scienziati americani e canadesi, sottolineando che si tratta del più grande iceberg - circa 260 chilometri quadrati contro i 220 dell’isola d’Elba e i 60 dell’isola di Manhattan per fare qualche confronto - mai staccatosi nell’Artico da circa 50 anni a questa parte: attualmente sta per entrare nello Stretto di Nares, che divide la Groenlandia dal Canada, a circa un migliaio di chilometri a sud del Polo Nord.
Gli scienziati che hanno osservato il fenomeno grazie alle immagini satellitari della Nasa - riporta il sito online dell’emittente britannica Sky - avevano previsto una spaccatura nel Petermann Glacier, uno dei due principali ghiacciai della Groenlandia, ma non di queste proporzioni: l’iceberg è spesso circa 200 metri ed è alto metà dell’Empire State Building. Secondo Andreas Muenchow, professore presso l’Università americana del Delaware, le sorti dell’enorme blocco di ghiaccio non sono chiare: potrebbe sciogliersi, oppure frantumarsi in iceberg più piccoli o continuare a spostarsi verso sud con il rischio di ostacolare la navigazione.
Per dare l’idea delle gigantesche dimensioni del blocco di ghiaccio, Muenchow ha spiegato (riporta Apcom) che contiene acqua sufficiente per "alimentare i rubinetti degli Stati Uniti per circa quattro mesi". È difficile affermare con sicurezza, ha spiegato ancora il professore, che il fenomeno sia dovuto al riscaldamento globale perché i dati relativi al mare intorno al ghiacciaio sono stati registrati solo a partire dal 2003. Migliaia di iceberg si staccano ogni anno dalla Groenlandia; l’eccezionalità è data dalle dimensioni del blocco di ghiaccio.Fonte La stampa.

giovedì 19 agosto 2010

In Iraq la guerra è finita: parte l'ultima brigata Usa Restano forze d'appoggio.

La guerra in Iraq, durata circa sette anni e mezzo, è virtualmente finita: partita l’ultima brigata da combattimento americana dal territorio iracheno. I militari hanno un ruolo di assistenza e di addestramento.
Baghdad - Con la partenza dell’ultima brigata da combattimento americana dal territorio iracheno, la guerra in Iraq, durata circa sette anni e mezzo, è virtualmente finita. Le immagini diffuse dalla Nbc hanno mostrato i 4mila soldati americani della Quarta Stryker Brigade della Seconda divisione di fanteria che nel corso della notte hanno attraversato il confine tra Iraq e Kuwait. Il calendario dell’amministrazione Obama prevede che dopo il 31 agosto restino in Iraq 50mila militari senza funzioni di combattimento ma solo con un ruolo di assistenza e di addestramento.
Il calendario di Washington Entro la fine del 2011, secondo l’accordo siglato tra Washington e Baghdad, l’insieme delle truppe americane sarà fuori dall’Iraq. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Philip Crowley, parlando in diretta sulle immagini del passaggio della frontiera dell’ultimo blindato Usa, ha evocato un «momento storico», sottolineando comunque che l’impegno americano in Iraq resta fondamentale: "Non mettiamo fine al nostro impegno per l’Iraq, abbiamo ancora un importante lavoro da fare". Il conflitto iracheno, costato la vita a 4.400 soldati americani e nel quale gli Stati Uniti hanno versato mille miliardi di dollari "ha avuto dei costi enormi". "Abbiamo investito pesantemente in Iraq e dobbiamo fare tutto quello che ci è possibile per salvaguardare questo investimento e per garantire all’Iraq e ai Paesi vicini una situazione pacifica utile ai nostri interessi e ai loro", ha dichiarato ancora Crowley. Con una lettera datata 18 agosto, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama commenta la fine della missione di combattimento in Iraq: "Oggi, ho il piacere di annunciare che grazie a un servizio straordinario delle nostre truppe e dei nostri civili in Iraq, la nostra missione di combattimento si concluderà entro questo mese e che stiamo per ultimare un ritiro sostanziale delle nostre truppe".Fonte Il giornale

mercoledì 18 agosto 2010

Vigevano in arrivo nuovi divieti. No ai cani sotto i portici.

Disco rosso per i cani dopo le maxi multe
alle ragazze sedute sotto S. Giovannino
di Stefano Pallaroni

VIGEVANO. E' tra le piazze più belle d'Italia, ma rischia di diventare il luogo dei divieti. Dopo le multe di 160 euro per due ragazze sedute ai piedi della statua di San Giovannino, storico luogo di aggregazione dei giovani vigevanesi, ora la giunta a maggioranza leghista sta pensando di proibire ai padroni dei cani di passeggiare con i propri animali al guinzaglio sotto i portici di piazza Ducale. La proposta viene dall'interno dell'azienda municipalizzata che vuole aumentare l'impegno sul fronte di una città pulita. E il sindaco Andrea Sala, in carica dallo scorso mese di aprile, conferma: "E' un provvedimento da studiare per un problema che mi veniva posto da tante persone anche prima che diventassi sindaco. Vedremo di trovare una soluzione che responsabilizzi i proprietari dei cani".

E la soluzione potrebbe essere un divieto e una multa salata. In base al regolamento comunale, chi non pulisce le deiezioni del proprio cane va incontro a una sanzione da 80 a 500 euro. Ma in questo caso il provvedimento è ancora tutto da studiare. Perchè l'intenzione è quella di impedire il semplice passeggio con il cane al guinzaglio. "Però si potrà tranquillamente passare al centro della piazza", fanno sapere dall'Asm comunale. A Vigevano si è cominciato a discutere. Tra chi dice che quella che vorrebbe essere una città a vocazione turistica, non può trasformarsi nel posto dei divieti e chi punta l'indice su una raccolta differenziata dei rifiuti che non è mai decollata. "Ed è quello il fronte vero su cui impegnarsi per avere una città virtuosa e pulita", dice Michele Bozzano, candidato sindaco del Pd escluso all'ultimo ballottaggio. Netta la posizione di Giuseppe Bellazzi, esponente del Polo Laico, la lista partner unica della Lega nel governo della città: "Ma non siamo ridicoli. I cani fanno compagnia soprattutto agli anziani. Vogliamo impedire che persone spesso sole possano fare una passeggiata in piazza Ducale perché c'è la preoccupazione che i loro cani facciano pipì contro una colonna?".

Intanto viene dai negozianti della piazza, quelli che molte volte si sono lamentati per il cattivo odore proveniente dalla pipì dei cani proprio davanti alle vetrine, un suggerimento improntato alla saggezza: "E' discriminante impedire alla gente con il cane al guinzaglio di passeggiare sotto i portici. Altra cosa è se i loro cani sporcano. In quel caso devono pulire. In Italia una legge al proposito ce l'abbiamo già". Tutto vero. Anche perché in tempo di crisi si dà il caso che il proprietario di cane a spasso davanti al negozio possa trasformarsi in cliente.Fonte Provincia Pavese.

Aggiornamenti sul tragico incidente snowboard-Zermatt: L'amico che era in pista con Fabio "L'ho visto sparire nel nulla"

Il racconto dei testimoni sul tragico incidente sullo snowboard: «L'ho visto sparire nel nulla, inghiottito da una fessura larga qualche metro. Quando mi sono affacciato sul crepaccio chiamando, lui mi ha risposto. Ma è stato l'inizio della tragedia»

Filippo Geroldi e Federico MagaSTRADELLA. La partenza all'alba per trascorrere una giornata sulla neve, in alta quota e godersi uno dei più bei impianti di sci estivo. Almeno fino a quando uno dei tre è scomparso nel crepaccio a pochi metri dalla pista di Cervinia.

Questo, in sintesi, il diario di una giornata maledetta, raccontato da chi ha vissuto la tragedia in diretta: Federico Maga e Filippo Geroldi. I due giovani compagni di avventura di Fabio Paravella. Sono arrivati a Stradella ieri verso l'ora di pranzo, esattamente ventiquattro ore dopo l'incidente che è costato la vita a Fabio. I visi ancora stravolti da un'esperienza troppo dura. Sull'auto anche la borsa e gli affetti personali del loro amico, da consegnare alla famiglia: un'altra durissima prova di vita.

«Eravamo partiti all'alba - raccontano - arrivati a Cervinia abbiamo raggiunto il Plateau Rosà e sciato sul versante svizzero: noi due con gli sci e Fabio con lo snowboard. Verso le 11, pausa spuntino in un rifugio e un po' di riposo al sole d'alta quota dove abbiamo scattato alcune foto, le ultime per Fabio. A mezzogiorno abbiamo ripreso a sciare insieme: siamo saliti sul Piccolo Cervino, una discesa e poi volevamo farne un'altra ma, visto che alle 13 gli impianti chiudono, ci siamo avviati per raggiungere il versante italiano attraverso un'ampia pista che scende attraverso un canalone e poi risale per un breve tratto fino ad arrivare al Plateau Rosa. Fabio era davanti a tutti, Filippo seguiva a poca distanza e Federico era rimasto un po' indietro. A lato, la pista aveva delle delimitazioni interrotte per un tratto di una decina di metri. Un'interruzione che ha tratto in inganno Fabio e che gli è stata fatale».

«L'ho visto sparire nel nulla, inghiottito da una fessura larga qualche metro e profonda circa venti - prosegue a raccontare Federico - quando mi sono affacciato sul crepaccio chiamando, lui mi ha risposto. Ma è stato l'inizio della tragedia. Subito si sono fermati altri sciatori ma nessuno ha potuto far nulla per salvarlo».

«Ero più avanti e sono stato avvertito da una ragazza che chiamava il mio nome - aggiunge Filippo - mi hanno portato sul luogo della tragedia con una motoslitta. Poi ci hanno trasferiti a Zermatt: abbiamo sperato fino all'ultimo per la sorte di Fabio ma alle 15, quando è arrivato l'elicottero che lo trasportava, abbiamo capito». Fonte Provincia Pavese.

Incidente sullo snowboard, ventenne muore in un crepaccio

Le accuse degli amici di Fabio
"I soccorsi svizzeri in ritardo"
Non si danno pace gli amici di Fabio Paravella, 20 anni (nella foto), di Stradella, il giovane morto in un incidente sullo snowboard a Zermatt, Svizzera: "Il crepaccio non era segnalato e i soccorsi sono arrivati in ritardo". Fabio ha chiesto aiuto per mezzora, stretto tra ghiaccio e neve
di Pierangela Ravizza

La pista del tragico incidenteSTRADELLA. Un’invocazione di aiuto che si è ripetuta per trenta interminabili minuti. Poi il silenzio. Fabio Paravella moriva così, stretto tra il ghiaccio e la neve in un crepaccio profondo venti metri dov’era precipitato mentre con il suo snowboard percorreva le piste del comprensorio del Testa Grigia tra Zermatt e Plateau Rosa.

Una tragedia che si è consumata sotto gli occhi di uno dei suoi più affezionati amici e coetaneo: Federico Maga di Santa Maria della Versa. Il terzo del gruppo, Filippo Geroldi, anche lui di Stradella, si è accorto solo in un secondo tempo dell’accaduto. Erano circa le 13 di lunedì. I tre amici stavano scendendo verso il Plateau Rosa per poi raggiungere Cervinia dove avevano lasciato la macchina e da dove avrebbero dovuto far rientro a casa in serata.

Improvvisamente, Federico ha visto l’amico deviare e poi cadere. Solo un attimo dopo ha capito che quella caduta era il disperato tentativo di arrestare la sua discesa per non finire nel crepaccio. Ma è stato tutto inutile. Fabio Paravella ha trovato ancora la forza per chiedere ripetutamente aiuto all’amico che, dall’alto, non smetteva di chiamarlo. In attesa dei soccorsi, qualcuno ha anche tentato di offrirsi volontario per prestargli aiuto ma i responsabili degli impianti si sarebbero opposti: troppo pericoloso.

Il soccorso alpino, è arrivato sul posto con due elicotteri, uno attrezzato per il recupero del ferito e l’altro con il personale medico. Quando i soccorritori, dopo diversi tentativi, sono riusciti finalmente a raggiungere Fabio, ormai era troppo tardi. Il corpo, ormai privo di vita, è stato trasportato a Zermatt, a disposizione della polizia svizzera. Secondo le testimonianze di suoi amici, i soccorsi sarebbero arrivati solo dopo due ore e la presenza del crepaccio non sarebbe stata segnalata.

Tra i principali testimoni, i due amici, che hanno potuto far rientro a casa solo nella mattinata di ieri. Nella serata di lunedì, è toccato ai carabinieri della compagnia di Stradella il triste compito di raggiungere l’abitazione di Fabio, in località Cassinello, per avvertire i familiari della disgrazia. Ieri mattina, il papà Mario e la mamma Angela Rauseo, accompagnati dallo zio paterno, sono partiti alla volta di Zermatt. La notizia della scomparsa di Fabio, ha suscitato profondo cordoglio soprattutto tra i giovani di Stradella, ma non solo. Studente della quarta ragionieri all’istituto «Faravelli», da tempo era impegnato come Pr per alcuni tra i locali della zona.

La salma del giovane, potrebbe essere traslata a Stradella, già nella giornata di domani, dall’impresa «Versiglia». Fabio, oltre ai genitori, lascia anche la sorella, di 14 anni, iscritta al Liceo scientifico di Broni.Fonte la provincia Pavese.

venerdì 13 agosto 2010

Wikileaks: «Diffonderemo altri 15 mila documenti sull'Afghanistan»

IL PENTAGONO: «CONSEGUENZE ANCORA PIÙ GRAVI PER LA SICUREZZA NAZIONALE»
Dopo Casa Bianca e Amnesty International, Reporter senza frontiere chiede la cancellazioni dei nomi dai file

Afghanistan, rapporto Onu: vittime civili in aumento del 31%

La Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) dice che in base al proprio rapporto di metà anno i civili morti in episodi collegati al conflitto sono stati 1.271 nei primi sei mesi del 2010.
I talebani e altri ribelli, che nel rapporto figurano come "elementi anti-governativi" (Age), sarebbero responsabili del 76% dei 2.477 tra morti e feriti registrati fra i civili nello stesso periodo, in aumento rispetto al 53% del 2009.
Tra i bambini, morti e feriti attribuiti agli "Age" sono in aumento del 55% rispetto al 2009, stando al rapporto.
"Bambini e donne afghani stanno sopportando sempre più il peso del conflitto", ha commentato Staffan de Mistura, rappresentante speciale del segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon.
"Vengono uccisi e feriti nelle loro case e comunità in numero maggiore che in passato", ha aggiunto.
Secondo il rapporto, le vittime attribuite a "forze filo-governative" sono scese al 12% dal precedente 30%. Si tratta di un calo attribuito principalmente alla diminuzione del 64% nel numero di morti e feriti provocati da attacchi aerei.
Domenica la Commissione afghana indipendente per i diritti umani ha dichiarato che il numero di morti civili nei primi sette mesi dell'anno è di 1.325, in aumento di circa il 6% rispetto allo stesso periodo del 2009.
Secondo l'organizzazione, circa il 68% di queste morti è stato provocato dai ribelli e il 23% da forze afghane e internazionali.Fonte Reuters.

Scandalo: le auto blu sono 629.120 e ci costano 21 miliardi l'anno, Brunetta dovrebbe cominciare a diminuire le sue, ne utilizza 9 piu' una per la segretaria.

Afine maggiop La Regina Elisabetta l'aveva annunciato alla Camera dei Comuni, riunita per ascoltare il suo discorso d'inizio legislatura. Basta con le auto blu, i ministri del governo Cameron-Clegg d'ora in poi useranno i mezzi pubblici. Brunetta e Tremonti sostengono che la manovra 2010 le ridurrà anche in Italia. Staremo a vedere. Perchè, al 31 marzo scorso, le auto blu della Casta risultavano essere 629.120 (parcheggiate l'una accanto all'altra, occuperebbero 1.200 campi di calcio).

Uno scandalo mondiale, ancora più grave se si pensa che sono pure aumentate rispetto al 2009 (erano 607.918), per non dire del 2007 (574 mila) e del 2005 (198.596). Per rendersi conto di questa autentica nefandezza della politica italiana, bisogna proprio dare i numeri. Vi basti pensare che questo esercito costa ai contribuenti 21 miliardi di euro all'anno (42 mila miliardi delle vecchie lire) fra stipendi degli autisti, carburante, pedaggi autostradali, leasing, noleggio. E ancora: nelgi Stati Uniti le auto blu sono 73 mila, in Francia sono 65 mila, in Gran bretagna 55 mila, in Germania 54 mila, in Spagna 44 mila, in Giappone 35 mila, in Grecia 34 mila, in Portogallo 23 mila. Brunetta ha un obiettivo ambizioso: completare il censimento entro il 30 giugno e dimezzare le auto blu del 50 per cento. Intanto, gratta gratta, vengono a gala sprechi indecenti.

La Regione Campania dell'era Bassolino poteva contare su autisti pagati fino a 3 mila euro netti al mese, un battaglione di 100 guidatori (costo annuo 5 milioni). E che dire della Presidenza del Consiglio? 200 addetti alle auto di rappresentanza, spesa annua 5 milioni 700 mila euro di soli stipendi. Poi c'è la «reperibilità e pronto impiego»: costo medio 250 euro per ogni «accompagnamento», circa 3 milioni di euro l’anno. Nell’ultimo semestre del 2009, gli accompagnamenti sono stati 6.777 (circa 18 al giorno, per una cifra di 4.500 euro spesi quotidianamente solo per spostare gli uomini della presidenza).

 Complessivamente il servizio «a chiamata» ha toccato una spesa annua di 3 milioni e 329mila euro nel 2009. A questi milioni di euro vanno aggiunti i costi dell’affitto dei veicoli (467mila euro nel 2009), del carburante (128mila euro nel 2009) e di parcheggi e manutenzioni (95 mila euro nel 2009). In ttotale, oltre 9 milioni di euro l’anno.Fonte quotidiano.net.

mercoledì 11 agosto 2010

La storia completa sulle scatole cinesi che ruatano attorno alla compravendita dell'appartamento di Monaco. Tulani viene fotografato mentre lava la sua Ferrari.

L’acquirente della casa di An si cela dietro numerose società off-shore. Fini: lo segnalò mio cognato. Ora Tulliani dica chi è. La famiglia T.
fonte Il Giornale. A puntare il dito sulle società off-shore che acquistarono la casa monegasca ereditata da An ora è proprio Francesco Pontone. Il senatore ed ex tesoriere del partito di via della Scrofa che, su incarico di Gianfranco Fini, mise la sua firma sull’atto di compravendita dell’appartamento alla «Printemps Ltd», con sede ai Caraibi, poi finito in affitto al «cognato» di Fini, non ne può più dei sospetti e dell’assedio mediatico. E ieri, al Corriere della Sera, ha dichiarato: «Di Tulliani dovete chiedere a Fini, io che ne so? (...) Se volete nuovi particolari andate a cercare la società che fece il contratto di affitto a Tulliani».
Ecco, lo sfogo dell’anziano senatore può essere il punto di partenza per una ricostruzione ragionata, ma non lineare, delle «forze in campo» in quei 41 giorni trascorsi tra la nascita delle finanziarie off-shore acquirenti e la prima compravendita. E sono tante le società che hanno avuto un ruolo in quella discussa cessione immobiliare. L’ultima a comparire in scena è l’immobiliare di Michel Dotta, amministratore del Palais Milton al numero 14 di boulevard Princesse Charlotte e di altri innumerevoli edifici monegaschi. Sarebbe stata la «Dotta Immobilier», stando a Gianfranco Fini, a valutare nel 2000 solo 450 milioni di lire, 232mila
euro, l’appartamento dove ora abita Giancarlo Tulliani. Michel Dotta, al Giornale, il 30 luglio aveva dichiarato di non ricordare nulla di particolare su quell’edificio: «Anche se sono l’amministratore del condominio di quel palazzo non vuol dire che conosca ogni singola persona che ci abita». Ora che a tirare il ballo la sua società è Fini, Dotta è in vacanza. Resta il suo sito web, dove fanno bella mostra di sé gli annunci immobiliari. A 250mila euro, per esempio, si comprano dei bei box auto, interrati, di recente costruzione. Appartamenti no, ma evidentemente i tempi cambiano. In fondo se Pontone scarica su Fini l’affaire nel suo complesso, Fini scarica il «basso prezzo» su Dotta, e la scelta dell’acquirente sul «cognato» che lo avrebbe pescato nel 2008. E quindi vediamoli, questi acquirenti, che per Gianfry sarebbero frutto delle conoscenze di Tulliani nel mercato immobiliare. I nomi di chi compra e di chi ricompra sono arcinoti: «Printemps Ltd» (quella che rileva la casa da An per 300mila euro) e «Timara Ltd» (che acquista l’immobile tre mesi dopo per 30mila euro in più e che poi affitta allo stesso Tulliani). Le due finanziarie hanno molto in comune, per esempio la sede sociale (10, Manoel st, Castries, St Lucia, ai Caraibi) e data di creazione (30 maggio 2008).
Ma è solo l’inizio dell’intreccio di finanziarie e «limited». Perché a quell’indirizzo di Saint Lucia c’è un certo affollamento di sigle. Da qui in poi è un labirinto. Al 10 di Manoel Street, sull’isola caraibica, ha sede anche la «Jaman Directors Ltd», che controlla come «direttrice» la Printemps Ltd, costituita anche questa il 30 maggio 2008. E infatti in rappresentanza dell’acquirente, quando An vende alla Printemps, l’11 luglio del 2008, intervengono Tony Izelaar e James Walfenzao (quest’ultimo a capo di una società britannica che controlla una quota del Gruppo Atlantis, ma «in nome e per conto» dell’imprenditore italiano Francesco Corallo, amico del parlamentare Pdl, ex An, Amedeo Laboccetta). I due risultano sia amministratori della Printemps che direttori della Jaman. Ad attestare i loro poteri, due certificati di titolarità (certificate of incumbency) allegati al rogito di cui il Giornale è già in possesso e che la procura di Roma presto cercherà di acquisire a Montecarlo tramite rogatoria. Uno dà conto dell’incarico di amministratrice di Printemps attribuito alla persona giuridica Jaman. L’altro individua Walfenzao, Izelaar e l’italiano Gianfranco Comparetti (non presente al rogito) come amministratori della Jaman. A firmare i certificati è Michael B.G. Gordon, direttore della «Corporate agents ltd» di Saint Lucia, con sede - sorpresa - al solito 10 di Manoel street a Castries.
La Corporate agents di Saint Lucia oltre a essere «agente autorizzato di Printemps, ltd», è parte del gruppo «Corpag», network di fiduciarie e imprese che offrono servizi finanziari, un nome che tornerà anche nella seconda compravendita. Il referente a Montecarlo della Corpag, infatti, è la «società anonima monegasca Jason». Che trova spazio in entrambi i contratti di cessione. Sia la Printemps che, successivamente, la Timara, eleggono domicilio presso l’indirizzo monegasco della Jason (avenue Princesse Grace, 31) per ricevere convocazioni e notifiche dall’amministrazione di condominio.

Non è un caso. Tony Izelaar lavora in questa società, che offre ai clienti proprio la possibilità di «nascondersi» dietro società costituite in paradisi fiscali, approfittando di normative tributarie più favorevoli. È credibile che l’acquirente reale della casa si sia rivolto alla Corpag, probabilmente per tramite della Jason, per concludere l’affare con An. A confortare questa ipotesi, il fatto che per la Jason lavori anche Suzi Beach. Che il 15 ottobre 2008 firma, per conto di Timara, l’acquisto della casa monegasca dalla Printemps, sempre rappresentata dal suo «collega» Izelaar. Nel secondo contratto spunta anche un’altra società, la «Janom Partners ltd», naturalmente con sede in Manoel street 10 a Castries, Saint Lucia. I poteri di rappresentanza a Suzi Beach deriverebbero, scrive il notaio, dalle deliberazioni dell’assemblea generale della Janom, tenuta il 30 settembre 2008. Il bello è che a rappresentare la Janom come direttori ci sono Walfenzao e Izelaar, e quest’ultimo veste anche i panni del venditore. Oltre a «Printemps» e «Timara», dunque, sono entrate in gioco «Jaman», «Janom», «Corporate agents St.Lucia» e «Jason sam», le ultime due legate alla «Corpag». Ma i nomi che vengono fuori sulle pagine degli atti delle due compravendite, oltre a quello del «pentito» Pontone, sono sempre gli stessi. Tony Izelaar, James Walfenzao, Suzi Beach, e Michael Gordon a firmare i certificati. Uno schema così è più contorto del percorso del gran premio di Formula 1 del Principato. Ma lo scopo è chiaro. Nascondere il reale acquirente. Nel generale scaricabarile, il cerino resta in mano a Tulliani, che nel 2008 andò da Fini a segnalargli che c’era una società interessata all’acquisto, e dovrebbe sapere chi è il vero proprietario. Lui non si è perso tra i tanti passaggi, visto che l’acquirente finale gli ha affittato la casa di boulevard Princesse Charlotte. Se il «cognato» è solo l’affittuario, visto il terremoto in corso potrebbe raccontare quello che sa. Perché non lo fa?

Alluvioni, l'India nel caos: morto un turista torinese e 200 bloccati nel Ladakh

Nuova Delhi - C'é anche un italiano tra le vittime delle alluvioni in India mentre sale, non solo il bilancio della tragedia, ma anche il numero dei turisti coinvolti. Centosessanta i morti finora accertati, 23 dei quali stranieri. Oltre a Riccardo Pitton - giovane torinese in vacanza nella regione del Kashmir - vi sarebbero infatti tre francesi, una vittima spagnola, 16 nepalesi e due tibetani. Pitton, che ufficialmente risulta ancora "disperso" (non essendo stato ritrovato il corpo), è nella lista delle persone decedute diffusa da fonti indiane. E anche la Farnesina conferma il suo nome tra i dispersi per i quali ci "sono consistenti informazioni" che sia tra le vittime.
Continuano le ricerche del corpo Proseguono le ricerche per ritrovare il corpo di Pitton. Per ora di certo c'é la testimonianza degli amici che stavano facendo trekking con lui: "Era dietro di noi, l'abbiamo visto portare via dal fango". E poi "più nulla". Pitton, studente di medicina piemontese è stato travolto giovedì scorso da un fiume in piena nei pressi di Skiu, una località di una sperduta vallata a sud di Leh. Sono stati i due amici, miracolosamente sopravissuti alla tragedia, a dare l'allarme e a raccontare la loro rocambolesca fuga dalla vallata. Oltre a lui si teme siano scomparsi nella stessa zona anche altri tre stranieri tra cui un francese e un romeno. E mentre aumentano i timori per altre 400 persone di cui si sono perse le tracce - considerata anche la difficile situazione dei collegamenti stradali e telefonici - fonti dell'Ambasciata italiana a Delhi spiegano che "alcuni connazionali" non sono ancora raggiungibili. Potrebbero aver già lasciato la regione o non esserci mai andati, spiegano invitando chiunque a dare notizie su possibili segnalazioni.
Turisti bloccati dal fango Difficile anche la situazione di alcuni gruppi di turisti, tra cui alcuni italiani, rimasti bloccati dal fango in zone e località remote dell'area colpita: nella vasta regione himalayana si trovano ancora intrappolati otto italiani, quattro uomini e quattro donne, secondo una lista ufficiale fornita oggi dal governo indiano. Sette di loro si trovano a Pang, sulla strada che sale da Manali a Leh, insieme a un gruppo di 69 escursionisti di diversa nazionalità. Per loro si sta cercando di effettuare il trasferimento. Un'altra italiana è invece a Biamah Batalik, nella parte occidentale della regione insieme a una comitiva di sette turisti. Non è chiaro, per le difficoltà logistiche, quando potranno essere portati in salvo dagli elicotteri militari. Un altra comitiva di sette persone è stata invece portata oggi da Pang in una località più a valle, in attesa di essere trasferita a Delhi. Secondo la Farnesina, sono invece stati rintracciati gli altri connazionali, si pensa siano circa 200, che si trovano a Leh o in posti al sicuro in attesa di tornare a New Delhi per poi essere rimpatriati. E alcuni di loro sono già riusciti a lasciare la regione come nel caso di Patrizia Caiffa, giornalista italiana, che ha raccontato l'odissea vissuta negli ultimi giorni sottolineando la gravissime condizioni in cui versa la popolazione locale.
Il piano di evacuazione I connazionali sono assistiti da un diplomatico dell'ambasciata italiana di New Delhi, Gianluca Brusco, giunto a Leh per coordinare la raccolta delle informazioni su eventuali dispersi e coordinare il piano di evacuazione che potrebbe richiedere alcuni giorni a causa dell'affollamento dei voli aerei verso la capitale indiana. Secondo fonti diplomatiche comunque l'incaricato avrebbe ottenuto canali preferenziali di evacuazione nel caso di eventuali situazioni di emergenza. Intanto è ancora emergenza in Ladakh dove si continua a scavare alla ricerca dei corpi dei dispersi. Secondo una fonte governativa locale, il 40% delle infrastrutture, compresi canali di irrigazione, strade e ponti, è stato completamente distrutto, mentre solo il 20% non è stato danneggiato dalle alluvioni assolutamente eccezionali per la regione desertica conosciuta come il "piccolo Tibet". Fonte il giornale

UN TEMPORALE PORTA UN PO' DI RESPIRO A MOSCA E TOGLIE IL FUMO Russia: roghi nelle zone contaminate da Chernobyl

Gli incendi in Russia si sono estesi anche nella regione di Bryansk, la zona contaminata dalle radiazioni nucleari dopo il disastro della Centrale di Chernobyl. ''Secondo i dati del 6 agosto, nella regione di Bryansk, zona contaminata dalle radiazioni nucleari dopo il disastro della Centrale di Chernobyl, sono stati registrati 28 incendi che hanno coperto un'area di 269 ettari'', ha riferito un ufficiale della guardia forestale russa all'agenzia stampa Interfax. ''Ci sono mappe della contaminazione nucleare, ci sono mappe degli incendi. Chiunque puo' metterle insieme. Perche' negarlo?'', ha detto l'ufficiale, riferendosi a quanto affermato dai funzionari del ministero delle Emergenze russo, che avevano negato che gli incendi avessero raggiunto la regione di Bryansk all'inizio della settimana, quando e' cresciuta la preoccupazione che le particelle nucleari potessero sollevarsi dal suolo a causa degli incendi.

Secondo la guardia forestale russa, circa 3.900 ettari di terreno ritenuto radioattivo sono stati colpiti dagli incendi.

PUTIN FA IL POMPIERE MA NEL PAESE CRESCE LA RABBIA.
Fonte:asca

Cresce la rabbia in Russia per i ritardi nei soccorsi e nella gestione dell'emergenza incendi. Diversi quotidiani oggi criticano il primo ministro Vladimir Putin, a cui viene chiesto di fare chiarezza sulla strategia adottata per affrontare il drammatico momento che sta attraversando il Paese. Ieri Putin ha guidato un Canadair, si e' recato in una delle regioni piu' devastate dalle fiamme e si e' unito ai vigili del fuoco per spegnere gli incendi. Una mossa che, nonostante la spettacolarita', non e' stata apprezzata dalla maggior parte dei quotidiani nazionali: ''I suoi addetti alle pubbliche relazioni non hanno pensato altro di meglio che farlo sedere dietro ai comandi di un aircraft'' si legge sul principale quotidiano finanziario russo Vedomosti, ricordando le altre imprese del primo ministro, come quando ha lottato contro un orso oppure quando ha salvato una tigre. ''Questa - si legge ancora su Vedomosti - e' una visione ristretta che hanno i suoi collaboratori, i quali credono che l'immagine in Tv di Putin dietro al volante di qualcosa sia l'eterna panacea per un gradimento che continua a scendere''. Anche il quotidiano Moskovsky Komsomolets, di solito fermo sostenitore del Cremlino, commenta con sarcasmo: ''le autorita' russe stanno eroicamente combattendo contro gli incendi nelle foreste, se si crede a quello che dice la televisione. Stanno lottando contro gli incendi, dopo aver consentito a questi focolai di raggiungere fin da subito una dimensione catastrofica''.